venerdì, settembre 23, 2005

30 Agosto 2005: l’arrivo a Seronera


Il Land Cruiser corre veloce sulla strada sterrata: una foratura ed una deviazione imprevista ci hanno fatto perdere almeno un’ora di viaggio e l’ingresso nel parco non è consentito dopo le ore 18.00; oramai mancano poche decine di minuti allo scadere del termine.

Intanto intorno a noi la luce calda del tardo pomeriggio colora d’oro la sterminata pianura del parco del Serengeti: l’emozione è forte.

Quello del Serengeti è il nome di uno dei parchi più famosi al mondo che per anni ho sentito risuonare nelle varie trasmissioni televisive e che finalmente mi accingo a visitare!

Arriviamo all’ingresso alle 17.50 appena in tempo per sbrigare le formalità e varcare la soglia del parco in direzione di Seronera dove stabiliremo il primo “campo base”.

Siamo poco sotto l’equatore, il tramonto è intorno alle ore 19.00 e già dalle 19.30 è notte fonda; arriviamo a Seronera alle 20.00 e iniziamo a montare le tende nel buio più completo.

Dopo una cena (pasta al ragù!) consumata alla luce della lampada a petrolio inizia il concerto: le voci dei nottambuli della savana risuonano intorno a noi e scorgiamo –devo dire con una leggera apprensione- gli occhi delle iene che ci scrutano dalla macchia circostante il campo.

Le raccomandazioni di Antonio ci rassicurano solo in parte e ci chiudiamo in tenda per passare la nostra prima notte nella savana.

Quei rumori, che nei giorni successivi non ci avrebbero preoccupato più di tanto, ci tengono svegli a lungo: i ruggiti dei leoni che si chiamano l’un l’altro, gli ululati delle iene, i grugniti dei bufali; pensandoci bene la tenda non rappresenta di certo un ostacolo per nessuno di questi grossi animali!

31 Agosto 2005: il primo safari


La notte passa abbastanza tranquilla e la mattina, appena usciti dalla tenda abbiamo la prima sorpresa: a pochi metri da noi zebre, bufali e –più lontano- alcune giraffe pascolano tranquillamente per nulla disturbate dai rumori del campo che si risveglia.

L’aria del mattino e l’eccitazione per questa avventura ci mette di buon umore e dopo una abbondante colazione prepariamo le “armi” per il nostro primo safari.

Il corredo prevede: binocolo, videocamera, reflex digitale e obiettivi vari (tra cui 24-120mm, 70-200mm f/2.8 VR, 300mm f/4 e moltiplicatori di focale).

Ci dirigiamo verso i Maasai Kopjes dove è in atto un accoppiamento fra due splendidi leoni.

Per una decina di minuti i due leoni giacciono l’uno di fianco all’altro quasi ignorandosi, ad un certo punto –indifferenti alla nostra presenza- avviene l’accoppiamento che dura qualche minuto e alla fine del quale il maschio ruggendo morde la femmina sulla collottola.

Di norma il rituale si ripete ogni mezz’ora per quattro giorni consecutivi durante i quali i due partner si staccano dal pride (branco) per rimanere soli.

Dopo aver scattato la prima raffica di foto decidiamo di lasciarli soli e ci rimettiamo in marcia.

La giornata scorre tranquilla tra elefanti, giraffe, ungulati assortiti, zebre, bufali, gnu, avvoltoi e lo spettacolo impressionante della flora africana che ci lascia senza fiato.

A fine giornata una ulteriore incredibile sorpresa: avvistiamo un leopardo intento a spolpare un impala tra le fronde di un albero!

Mentre ci prepariamo a scattare un altro leopardo attira la nostra attenzione; in teoria è molto difficile avvistare leopardi nel Serengeti: decisamente è la nostra giornata fortunata!

Il sole inizia a calare molto velocemente mentre rientriamo al campo soddisfatti e con gli occhi ancora pieni dello spettacolo al quale abbiamo avuto la fortuna di assistere.

Dopo cena parliamo di ciò che abbiamo visto e riguardiamo le prime foto (uno dei vantaggi della fotografia digitale), cosa che ripeteremo ogni sera durante il safari.

1 Settembre 2005: predatori e prede


La mattina successiva decidiamo di ritornare sul luogo dell’avvistamento dei due leopardi per vedere se siano ancora in zona.

Una volta giunti sul luogo la scena che ci si presenta è un po’ strana: i due leopardi si trovano su due alberi differenti e guardano preoccupati qualcosa nella macchia sotto di loro.

Dal nostro punto di vista inizialmente non riusciamo a scorgere nulla di strano quand’ecco sbucare alla base del primo albero la testa di una leonessa.

I leoni sono più grossi –e più forti- dei leopardi e per difendere il proprio territorio di caccia spesso li eliminano.

Mentre Antonio ci spiega questo fatto ecco che compare un’altra testa, poi un’altra, poi un’altra ancora: alla fine contiamo sette leonesse (o giovani leoni visto che la criniera che distingue i maschi dalle femmine appare solo dopo una certa età)!

I poveri leopardi guardano la scena sempre più preoccupati: i leoni non sono bravi quanto loro ad arrampicarsi sugli alberi ma hanno molta pazienza…

Dopo la solita raffica di scatti, lasciamo i due leopardi al proprio destino giusto in tempo per vedere altri due giovani leoni maschi all’ombra di un albero poco lontano.

Siamo in giro solo da un’ora e la giornata già si preannuncia interessante!
La nostra meta odierna è la zona dei Moru Kopjes resa famosa per aver ispirato l’ambientazione del cartone animato “Il Re Leone”; infatti è dalla sommità di una queste formazioni rocciose di origine vulcanica che il piccolo Simba viene presentato all’assemblea degli animali della savana.

Le piogge sono cadute abbondanti quest’anno e la savana è una immensa distesa verde dal quale spuntano i Kopjes come isole su un mare smeraldo.

Dopo una sosta alla Gong Rock che, se percossa con una pietra produce un suono molto simile a quello di uno“steel drum”, proseguiamo alla volta della riserva dove –forse- avremo la possibilità di vedere un rinoceronte nero!

La nostra giornata fortunata prosegue con l’avvistamento di altri due leopardi: stavolta purtroppo però si allontanano quasi immediatamente infastiditi dalla nostra presenza.

La fortuna si esaurisce poco dopo poiché a causa della scarsità di ranger non possiamo fare l’escursione alla ricerca del mitico rinoceronte nero.

Gli esemplari (pochissimi) presenti nel Serengeti sono infatti sottoposti a strettissima sorveglianza per evitare qualsiasi problemi con i bracconieri.

Ritorniamo a Seronera comunque soddisfatti dalla giornata ricca di avvistamenti di felini: quattro leopardi e almeno dodici leoni!

2 Settembre 2005: verso nord


Si parte alla volta di Lobo, dove ci fermeremo per qualche giorno per seguire la migrazione degli gnu che ci porterà a visitare la zona del Serengeti al confine col Kenya.

Durante il percorso –dopo aver fatto la conoscenza con le mosche tsè-tsè- ci fermiamo per pranzo alla Hyppo Pool: un bacino d’acqua in cui stanno stipati un centinaio di ippopotami: questi animali all’apparenza pigri ed impacciati sono invece assai agili e veloci, oltre che abbastanza pericolosi.

Quando aprono la bocca in effetti mettono in mostra delle zanne abbastanza grosse!

Sempre in compagnia delle mosche tsè-tsè (la cui puntura è abbastanza dolorosa) che riescono a pungere anche attraverso calzini e pantaloni, giungiamo sul far della sera a Lobo.

Il panorama che si gode dal campeggio è stupendo: siamo sotto un Kopjes abbastanza alto dove vive una colonia di babbuini e sotto di noi si apre una vallata dove si intravedono le prime mandrie di gnu.

Quelli che abbiamo visto durante il viaggio e che vediamo nella vallata sono solo una piccola parte del milione che ogni anno si spostano dalla Tanzania al Kenya e viceversa seguendo le piogge –e di conseguenza la presenza di erba verde nella savana-.

La notte a Lobo è meno “animata” rispetto a Seronera ma non per questo meno affascinante: ci troviamo a quasi a quota 1800 metri e il cielo nerissimo è più stellato che mai.

3 Settembre 2005: l'incontro con gli Gnu


Partiamo di buon’ora dirigendoci verso Lamai sulla cui pianura si ammassano ogni anno oltre un milione di gnu che si dirigono verso il Kenya.

Pernotteremo nella savana e non in un campeggio e siccome la zona in passato era abbastanza pericolosa dobbiamo farci scortare da un ranger armato.

Nel primo pomeriggio arriviamo a Lamai… l’altopiano si estende per 360° intorno a noi ed è costellato da una miriade di puntini scuri.

Avvicinandoci sempre di più scopriamo che i “puntini” sono gnu! A noi sembrano centinaia di migliaia ma non saranno più di cinquantamila: l’effetto è comunque impressionante.

Al ritorno ci fermiamo al Kogatende Ranger Post dove preleviamo Jeremiah, un ragazzo che all’apparenza sembra molto giovane ma che fa il ranger da sette anni e che si rivela una guida esperta e un simpatico compagno di viaggio.

Ci fermiamo per la notte e dormiamo in auto… dormiamo per modo di dire.

4 Settembre 2005: walking safari


Normalmente nel parco non è possibile scendere dalla jeep né tantomeno fare escursioni fuori pista con o senza automezzo; la presenza di Jeremiah però ci permette un fuori-programma e di buon mattino ci accingiamo a salire su un Kopjes dal quale potremo godere di uno splendido panorama a volo d’uccello sulla vallata sottostante.

Poco dopo però il caldo comincia a farsi sentire e l’ascesa non è proprio una passeggiata (almeno per me che al massimo ho fatto dei percorsi in trentino che fanno anche le persone di 85 anni).

Una volta giunti in cima però veniamo ripagati del piccolo sacrificio: lo spettacolo è ancora una volta impressionante.

Scendiamo dal versante opposto a quello dal quale siamo saliti fino a giungere molto vicini agli gnu.

Dopo aver assistito al pascolare degli erbivori ci avviamo al punto di incontro stabilito con il driver della nostra jeep per dirigerci di nuovo verso Lamai.

Sulla strada ci fermiamo al Ranger Post per lasciare Jeremiah il quale ci invita a casa sua e ci offre qualcosa da bere: la sua famiglia è troppo simpatica e ci facciamo qualche foto insieme che gli mostriamo subito (altro pregio del digitale).

Oggi gli gnu sono almeno il doppio rispetto al giorno precedente (o forse anche duecentomila) e lo spettacolo è veramente grandioso!

Nel pomeriggio ripartiamo alla volta di Lobo dove giungiamo a “notte fonda” e cioè alle 20.00.

5 Settembre 2005: ritorno a Seronera


Il viaggio di ritorno procede tranquillo sotto un cielo che minaccia pioggia; infatti arrivati a Seronera facciamo appena in tempo a montare le tende che viene giù il diluvio!

Ci rifugiamo in un lodge per un drink e –nonostante tutto- il contatto con la massa dei turisti chiassosi ci infastidisce anziché farci sentire a casa.

Per curiosità, preoccupati dall’abbondante pioggia, chiediamo il costo di una stanza in lodge: il prezzo ci fa sperare che smetta di piovere (e meno male che questo era uno dei più economici!).

Per fortuna la pioggia non dura a lungo e possiamo rientrare tranquillamente al campo dove troviamo una ottima cena che ci attende: ora ci sentiamo veramente a casa!

6 Settembre 2005: il banchetto


La mattina ci prepariamo per una lunga escursione nella zona di Kirawira alla ricerca delle patas: delle scimmie molto rare da avvistare ma allo stesso tempo molto belle da fotografare.

Appena in viaggio però vediamo un assembramento di fuoristrada: qualcosa di grosso sta succedendo a non più di venti metri dalla pista!

Dopo esserci messi in posizione e preparata l’attrezzatura lo spettacolo che ci si presenta è impressionante: feroce e dolcissimo allo stesso tempo.

La carcassa aperta di un bufalo giace al suolo e intorno a lui contiamo tredici leoni: quattro leonesse, quattro giovani, quattro cuccioli appena svezzati e un vecchio maschio.

Dietro di loro –in attesa e in ordine di forza- le iene, poi gli sciacalli, e infine gli ultimi che mangeranno: gli avvoltoi e i marabù.

Intanto i leoni senza fretta mangiano fino quasi a scoppiare, le leonesse dopo aver mangiato si sdraiano al suolo per allattare i più piccoli che –già svezzati- si alternano tra il bufalo e le mammelle.

Il muso del vecchio maschio –con la criniera diradata- riporta i segni di parecchie battaglie ma è a lui che spetta la scelta dei bocconi migliori.

Rimaniamo estasiati ad ammirare lo spettacolo e rimarremmo tutto il giorno lì se non fosse per l’escursione già programmata.

Sulla strada ci fermiamo in una zona di solito frequentata da grossi coccodrilli ma senza fortuna; anche le patas non riusciamo a vederle ma dopo l’evento della mattina non abbiamo assolutamente nulla di che lamentarci.

7 Settembre 2005: Ngoro Ngoro


Il safari purtroppo volge al termine: lasciamo il parco del Serengeti per far ritorno ad Arusha; sulla strada per il ritorno ci fermiamo per qualche ora al cratere di Ngoro Ngoro.

Il parco di Ngoro Ngoro è molto più piccolo rispetto al Serengeti e anche più affollato, riusciamo però ad avvistare due elefanti con delle zanne impressionanti che toccano quasi il suolo e –in lontananza- un rinoceronte nero.

Dopo le emozioni provate nel Serengeti, il parco di Ngoro Ngoro non ci entusiasma particolarmente e ci lascia la sensazione del luogo un po’ troppo turistico: la vista del cratere però dalla strada che si inerpica fino al bordo è da mozzare il fiato!

Considerazioni finali


Come tutte le cose belle anche la Tanzania ci ha lasciato un bellissimo ricordo ma anche un po’ di nostalgia, lo spettacolo della natura offerto dai parchi è difficile da raccontare e non esiste parola o immagine che possa rendere minimamente l’idea di ciò che abbiamo vissuto.

Per quel che riguarda il viaggio di per sé tutto è andato nel migliore dei modi e ogni piccolo sacrificio è stato ampiamente ricompensato.

La compagnia è stata ottima (veramente) e al di là di tutti i luoghi comuni che di solito si dicono in queste occasioni ci siamo trovati benissimo insieme.

Un ringraziamento particolare va quindi a tutti i partecipanti a questa splendida avventura:

Antonio la nostra guida che con le sue conoscenze del parco e dell’Africa in generale ha fatto in modo che non facessimo la solita vacanza ma che tornassimo a casa un po’ meno ignoranti di prima.

Good Luck il nostro driver una persona stupenda sempre allegra che si è rivelato un autista e un avvistatore eccezionale.

Rama il nostro cuoco che ci ha sorpreso ogni giorno preparando dei piatti sempre gustosi ed abbondanti.

Fabio che si è fatto in quattro per organizzare il viaggio, un amico che avevo sempre conosciuto solo tramite email, telefono e pochi incontri.

Senza naturalmente dimenticare le nostre due compagne di viaggio poichè hanno sicuramente dovuto fare qualche ulteriore sacrificio rispetto a noi: Daniela, che non conoscevamo prima ma con la quale ci siamo trovati subito a nostro agio e Anna Rita della quale non posso dire nulla per rimanere imparziale.